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IL FESTIVAL: RADICI

ENSEMBLE CONSERVATORIO DI CHENGDU (CINA) – CLAUDIO PASCERI – ENSEMBLE MICHELANGELO ABBADO

6 GIUGNO 2026 – h 18.30

TORINO – ARCHIVIO DI STATO SEZIONI RIUNITE

PRIMA DEL CONCERTO, ALLE 17.30, GLI OSPITI POTRANNO PARTECIPARE A UNA VISITA GUIDATA ALL’ARCHIVIO

ARTISTI

Ensemble Conservatorio di Chengdu (Cina):
Li Pei, violino
Li Qian, violino
Yi Kefei, viola
Zhao Mingwei, violoncello

Claudio Pasceri, violoncello

Ensemble Michelangelo Abbado:
Chiara Tomassetti, viola
Stefano Beltrami, violoncello
Gabriele Marchese, violoncello
Edoardo Dolci, contrabbasso

PROGRAMMA

I. Fedele (1953) Preludio e Ciaccona per violoncello solo

M. Franceschini (1979) – “Inciso” per violoncello e archi

F.S. Roberti di Castelvero (1819-1855) – Trio sonata in si bemolle maggiore – prima esecuzione assoluta (Allegro – Romance. Andante – Rondò)

Brani della tradizione cinese : Gioia dell’Alba; Impressione di Bashu

Esistono degli archivi d’interesse specificamente musicale (come ad esempio a Torino l’archivio del Teatro Regio, che testimonia la lunga e prestigiosa attività di questo ente lirico) ma naturalmente esistono anche, più in generale, archivi che non nascono per testimoniare l’attività di un ente musicale, ma in cui è possibile ugualmente reperire della documentazione di questa natura. Tutto ciò sta alla base del concerto del 6 giugno, che si terrà presso la sala studio delle Sezioni Riunite dell’Archivio di Stato di Torino.

Durante le fasi di ordinamento e descrizione dell’archivio di un’importante famiglia di area astigiana, quella dei Roberti di Castelvero, tra le carte di uno dei membri più importanti di questo casato, Francesco Spirito Roberti di Castelvero, è stato reperito un certo numero di spartiti e partiture di vari musicisti, tra cui alcuni che sembrano essere frutto della vena creativa proprio della personalità appena citata.

Si tratta di un brano in forma tripartita (Allegro-Andante-Rondò) in forma di trio sonata, ossia quella forma che riporta in particolare a un compositore come il fusignanese Corelli il quale ebbe allievo nientemeno che Giambattista Somis, considerato sostanzialmente il fondatore della scuola violinistica piemontese. Le radici piemontesi dialogano in questo caso con la Cina, ossia con un importante ensemble proveniente da Chengdu. Si tratta, per quel che è dato sapere, di una prima assoluta.

Composto per il Late Spring Music Festival 2025 su invito di Claudio Pasceri, cui il brano è dedicato, INCISO di Matteo Franceschini si sviluppa come un vero e proprio rito di ascolto e di evocazione. Il violoncello, solista e testimone, si muove nel tempo e nello spazio come se cercasse di risvegliare la memoria sepolta nelle superfici, nelle colonne, nei marmi della Cappella di Sant’Uberto.

La sua voce interroga il silenzio e, da una singola cellula melodica — quasi un sussurro primordiale — innesca una fitta rete di risonanze. È il luogo stesso a rispondere: non come semplice sfondo, ma come corpo vivo, recettivo, parte integrante della drammaturgia sonora. Il progetto, concepito come site-specific, si radica nell’architettura acustica della chiesa, dove la dislocazione degli archi nello spazio crea una geografia dell’ascolto in continua trasformazione. I suoni si rifrangono, si moltiplicano, si dissolvono, in un gioco di echi che sfuma i confini tra passato e presente, tra gesto e memoria.

In questo intreccio di spazio, suono e ascolto, il violoncello diventa voce di ciò che è rimasto, e di ciò che ancora attende di essere ascoltato.

A questo universo di risonanze si affianca il dialogo con la tradizione musicale cinese, attraverso l’esecuzione di brani tradizionali adattati per ensemble d’archi dall’Ensemble di Chengdu. In queste pagine, melodie antiche — nate spesso per strumenti come l’erhu o il pipa — vengono trasfigurate in una nuova veste timbrica, dove la cantabilità e la flessibilità espressiva degli archi occidentali si fondono con l’estetica orientale fatta di sospensione, micro-variazioni e una peculiare intensità poetica.

Non si tratta di semplici trascrizioni, ma di un atto di traduzione culturale: le linee melodiche, dense di memoria e paesaggio, si espandono nello spazio sonoro dell’ensemble, conservando la loro identità originaria e allo stesso tempo aprendosi a nuove prospettive armoniche. Anche qui il tema delle radici si fa centrale: radici geografiche e spirituali che, attraversando continenti e tradizioni, trovano nell’ascolto condiviso un terreno comune.

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There are archives of specific musical interest (such as the archive of the Teatro Regio in Turin, which bears witness to the long and prestigious activity of this opera house), but naturally, there are also more general archives that were not created to document the activity of a musical institution, yet still contain documentation of this nature. All of this forms the foundation of the concert on June 6th, which will be held in the study hall of the Sezioni Riunite of the State Archives of Turin.

During the cataloging and description of the archive of an important family from the Asti area—the Roberti di Castelvero—a number of scores and parts by various musicians were found among the papers of one of the family’s most prominent members, Francesco Spirito Roberti di Castelvero. Some of these pieces appear to be the creative work of the aforementioned figure himself. Specifically, there is a work in tripartite form (Allegro-Andante-Rondò) in the style of a trio sonata—a form that points particularly to a composer like Corelli from Fusignano, whose pupils included none other than Giambattista Somis, essentially considered the founder of the Piedmontese violin school. In this instance, these Piedmontese roots engage in a dialogue with China, specifically with an important ensemble from Chengdu. As far as is known, this will be a world premiere.

Composed for the Late Spring Music Festival 2025 at the invitation of Claudio Pasceri, to whom the piece is dedicated, this work unfolds as a true ritual of listening and evocation. The cello—both soloist and witness—moves through time and space as if seeking to awaken the memory buried within the surfaces, columns, and marbles of the Chapel of Saint Hubert.

Its voice interrogates the silence and, from a single melodic cell—almost a primordial whisper—triggers a dense network of resonances. It is the place itself that responds: not merely as a backdrop, but as a living, receptive body, an integral part of the sonic dramaturgy. The project, conceived as site-specific, is rooted in the acoustic architecture of the church, where the physical displacement of the strings in the space creates a constantly transforming geography of listening. Sounds refract, multiply, and dissolve in a play of echoes that blurs the boundaries between past and present, between gesture and memory.

In this intertwining of space, sound, and listening, the cello becomes the voice of what remains, and of what still waits to be heard.

Alongside this universe of resonances is a dialogue with Chinese musical tradition, through the performance of traditional pieces adapted for string ensemble by the Chengdu Ensemble. In these pages, ancient melodies—often originally written for instruments such as the erhu or pipa—are transfigured into a new timbral guise, where the lyricism and expressive flexibility of Western strings blend with an Eastern aesthetic of suspension, micro-variations, and a peculiar poetic intensity.

These are not simple transcriptions, but an act of cultural translation: the melodic lines, dense with memory and landscape, expand within the ensemble’s sonic space, preserving their original identity while simultaneously opening up to new harmonic perspectives. Here too, the theme of roots becomes central: geographical and spiritual roots that, crossing continents and traditions, find common ground in shared listening.

In caso di prenotazioni esaurite, iscriversi alla lista d’attesa contattando il +39 366 9824324

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